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La funzione “i tuoi ricordi” su Fb, per un bevitore seriale, serve a farti vedere cosa bevevi circa un anno fa. E se hai messo giù anche tre parole per descrivere quella bevuta, è normale, un anno dopo, andare a cercare la stessa bottiglia, e risentirla. Tutto questo comporta una serie di meditazioni su come tutto scorre, e il tempo modifica le cose, e le mezze stagioni, specificamente su come cambia il giudizio su un vino. Giusto e inevitabile, anzi, una specie di esercizio utile all’assaggiatore.

Di quale vino si parla? Quello nelle foto recuperate tra i miei ricordi (grazie Mark): per la vendemmia 2017 una parte del Verdicchio di Jesi “di Gino” di San Lorenzo (Crognaletti) period stato fatto rivedibile dalla commissione per la Doc (cose che succedono), e il signor Crognaletti, fortunatamente, l’ha imbottigliato così, declassato a vino bianco. Tuttavia come spesso accade la declassazione ha a che vedere con l’uso della denominazione, e non col livello qualitativo.

Un anno fa period tagliato su elementi di durezza, manco a dirlo – acidità sulfurea e spiccata bevibilità, che è quella capacità invidiabile, in alcuni vini, advert attrarre la seconda (e terza…) bevuta. Nessuna imprecisione ma luminoso e seduttivo. Forse solo un vino un po’ frenato, ricordo, una specie di diamante grezzo.

Un anno dopo, recupero la stessa bottiglia – ancora un po’ ne sopravvive. Lo spiazzamento è notevole: se period immaginabile un’evoluzione, è stato comunque sorprendente quanto e come questo vino sia evoluto: la nota salata in bocca si è allargata, al naso è altrettanto salmastro e la stratificazione avvenuta (frutta gialla matura, erbe aromatiche, sale l’ho già detto) gli dà importanza. Se pensiamo che si tratta di un’etichetta sui dieci euro, verrebbe voglia di gridare al miracolo.

Considerazioni a margine: citando Daniele Cernilli, così come non si fa mai il bagno nello stesso fiume, non assaggiamo mai due volte lo stesso vino. Questo spiega già molto su quanto sia difficile il mestiere di chi valuta un vino, dà punteggi e prova a definirlo una volta per tutte. La verità è che un semplice esercizio come questo rende evidente quanto sia vana (nel senso anche di “vanitosa”, sì) la nostra funzione.

Certo, period meglio nascere geometri, che assaggiatori: un metro è un metro, e non si discute. E nell’arco dell’anno di solito resta pari a cento centimetri. A nostra discolpa possiamo dire che ci divertiamo più dei geometri. Però serve ricordare quanto dare giudizi sia vaporoso, sfuggente, imperfetto. Tutto molto metafora di altro, anche. Alle solite.